Quis est homo

Venerdì, 12 Aprile, 2019 - 20:30
Cattedrale Ss. Salvatore, Mazara del Vallo

L'Unio mystica nella Musica religiosa

Il programma presentato è composto da brani che affondano le radici nell'alveo comune della Mistica medievale, comune alimento di fonti letterarie e ispirazione musicale. Tale fenomeno prende le mosse dalle composizioni di Hildegard von Bingen e trova, tra gli altri, in Meister Eckart il teorico di posizioni teologiche più attente alla figura di Cristo e propense alla pratica e all'insegnamento delle dottrine attraverso il volgare tedesco o olandese, pratica portata avanti da un allievo di Meister Eckart, quel Johannes Tauler che tanto verrà apprezzato da Martin Luther, tanto da esser considerato, dal medesimo, un precursore della Riforma Protestante. Tauler costituisce l'anello di congiunzione tra la mistica tedesca del Basso Medioevo e Johann Sebastian Bach che, in ispecie nei Corali luterani e segnatamente in alcune Cantate, innesterà l'afflato 'umano troppo umano' nel tessuto, ormai dominato dalla Regola, del luteranesimo maturo della propria epoca. D'altra parte, anche nella genesi della composizione dell'Ave verum corpus confluiscono, dall'Alto medioevo, quelle tensioni verso un'interpretazione più autenticamente carnale e vicina al mondo terreno della miseria e della sofferenza umana, che costituiscono il sostrato della mistica latina dei secoli tra il V e il XIII in area franco-latina. Tali fonti testuali che da Claudiano Mamerto e Venanzio Fortunato (V-VI secolo d. C.), passando per innumerevoli esponenti della poesia in latino ecclesiastico, più o meno noti, arrivano a Tommaso da Celano, Jacopone da Todi, i Santi Tommaso d'Aquino, Bernardo di Chiaravalle e Bonaventura, per citare i più noti, contribuiscono, in parte rilevante, alla costituzione di quel repertorio di canti liturgici accomunati dall'esigenza di esprimere, in semplicità, l'afflato alla mistica ed ineffabile adesione al Cristo attraverso l'esperienza dei sensi. Verso gli anni Trenta del IX secolo, difatti, Pascasio Radberto, monaco di Corbie, a tal proposito, aveva asserito che il corpo di Cristo presente nell’eucaristia è lo stesso corpo nato da Maria[...] SanTommaso d'Aquino, nel tentativo di temperare le asserzioni del cardinale francese, avrebbe scritto, nel suo Lauda Sion: «Da chi lo assume [il corpo di Cristo presente nell’Eucaristia] non viene spezzato, / non viene fatto a pezzi, non viene diviso, / viene ricevuto intero. […] Non avviene alcuna scissione del Corpo di Cristo, / avviene soltanto la frazione dei segni sensibili, / per la quale non vengono intaccati / lo stato e la grandezza di ciò che è significato». Nel 1264 con la Transiturus de hoc mundo di Papa Urbano IV, la festa del Corpus Domini (prima contenuta nella sola diocesi di Liegi) veniva estesa alla Chiesa universale e sembra che, proprio intorno a quella data, qualcuno componesse un inno eucaristico che si schierava dalla parte di Pascasio. L’inno, in forma di semplice preghiera così recitava: "Ave, verum corpus natum..." I versi sono settenari tropaici ritmici e, in questo senso, le ultime invocazioni (comunque presenti nella versione gregoriana dell’inno) sono probabilmente un’aggiunta secondaria al corpo del testo. Tra il 17 e il 18 giugno del 1791, alla vigilia della domenica della Santissima Trinità e in occasione della vicina solennità del Corpus Domini, Wolfgang Amadeus Mozart avrebbe scritto, su questo testo (intarsiato di alcune varianti non del tutto spiegabili dal punto di vista filologico), il celeberrimo mottetto per coro a voci dispari (K618). Sempre nell'alveo della dimensione mistica della Fede cristiana si muove sia il testo liturgico attribuito a Jacopone da Todi ma, in realtà, frutto di un'opera di puntuale ricognizione e utilizzo di fonti ben più antiche (tra cui due luoghi, tratti rispettivamente da Luca e Giovanni nel Nuovo Testamento), sia l'autore della musica, Joseph Gabriel Rheinberger, compositore e organista tedesco: lo Stabat Mater. Rheinberger si può collocare in quel movimento culturale del secondo Ottocento non solo tedesco ma anche francese e sempre più europeo che avrebbe, in seguito, dato vita al cosiddetto Cecilianesimo musicale e che mirava a riportare, nelle composizioni di musica sacra, i moduli stilistici propri del Palestrina ed espungere quegli stilemi melodrammatici che avevano connotato molte composizioni sacre fino ad allora. Il contemporaneo Signore delle cime di Bepi de Marzi è un brano popolare in cui la musica, concepita in concomitanza con il testo, è in costante contatto con esso e ne è inestricabile complemento: non compaiono in essa elementi innovativi ma una riproposizione dell'arte del corale filtrata da un'esperienza che trae ispirazione dal canto alpino e dalle ultime manifestazioni del Cecilianesimo musicale del primo Novecento. Infine, il testo della Prayer di Santa Teresa di Calcutta, musicato dal compositore e organista vivente René Clausen, in un toccante impasto di voci a cappella, si inserisce nello stesso fiume di spiritualità essenziale, esito di una tradizione musicale anglicana che affonda le radici nell'anthem, concertato per voci soliste con basso continuo, istituito da Carlo II d'Inghilterra, vero e proprio contraltare del coevo grand motet francese, tripudio e trionfo della Retorica e dell'intellettualismo musicale tardo barocco.
Le lacrime sono il segno, tangibile, della sofferenza e, come tali, in un indissolubile intreccio tra sentimento umano e afflato divino uniscono, misticamente, l'Umanità tutta, nella commossa partecipazione al Mistero ineffabile della Passione e Morte del Figlio di Dio.
Miriam Scotto di Santolo

Referente: 
Antonio Bono
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